Il programma Garanzia Giovani ha compiuto, lo scorso 1 Maggio, proprio nella festa dei lavoratori, il suo quarto anno di attività. Sarò diventato oltremodo sentimentale, ma la notizia di una sua (temporanea) chiusura con i rumors che suggeriscono una sua riproposizione (in autunno, presumibilmente) di una sua versione più smart con nuovi fondi e nuove risorse,  un po’ mi rattrista. Garanzia Giovani è stato il primo programma di cui mi sono occupato da quando lavoro in CDQ FORMAZIONE. Mi sono trovato, molto velocemente, catapultato dall’altra parte della barricata, lavorando per offrire soluzioni su formazione e lavoro ai miei stessi coetanei.

Pur facendo parte della generazione tanto problematica disegnata dalle analisi di contesto del Programma, ne ero un suo esecutore. Seguendo Garanzia Giovani fin dalla sua nascita, ho assistito alla sua evoluzione, al perfezionamento della piattaforma, alla formazione degli ATS (le reti di enti di formazione e altre istituzioni che fornivano i servizi), fino all’erogazione delle prime misure di politica attiva, che sono andate via via trasformandosi.

In 4 anni è cambiata anche la percezione dell’utenza. Dalla diffidenza iniziale, si è passati ad una progressiva fiducia, fino a volte, ad un abuso, o per meglio dire, un cattivo utilizzo.

L’Agenzia Nazionale delle Politiche attive ha pubblicato un Bilancio, che saprà essere più preciso  e imparziale della mia visione, che per forza di cose è “di parte”.

In 4 anni si è arrivati ad oltre un milione e mezzo di iscrizioni (al 31 dicembre 2017) che scendono però a 1,3 milioni se si considerano le cancellazioni. I “presi in carico” – i giovani che sono stati ricontattati dai servizi per l’impiego – sono ancora di meno, poco più di un milione. Di questi 547mila sono stati avviati a un intervento di politica attiva e 226mila sui 472mila che hanno concluso il percorso hanno poi trovato un posto di lavoro. Un lavoro che in quasi un caso su tre (30,5%) è a tempo indeterminato, nel 41% coincide con l’apprendistato, mentre il resto si divide tra tempo determinato (25%) e altre forme residuali (come job on call e contratti di collaborazione).

Chi ha trovato un’occupazione rappresenta il 17,5% dei registrati, quasi 1 su 5. Il rapporto dell’Anpal evidenzia comunque che nel periodo di osservazione, il 69,2% dei giovani che ha portato a termine una misura ha avuto una o più esperienze di lavoro.

Questo restituisce due considerazioni importanti:

  1. Un corretto utilizzo delle misure di Garanzia Giovani agevola l’ingresso nel mondo del lavoro
  2. Siamo sempre i soliti: iniziamo una cosa e non la portiamo mai a termine.

Se da un lato questo Programma europeo ha contribuito al calo del 9 % dei giovani NEET (cittadini di età compresa tra i 15 e i 29 anni, disoccupati e non impegnati in nessun percorso di istruzione o formazione), è anche vero che in Italia manca una reale rete che permetta ai “giovani di Garanzia Giovani” di proseguire il proprio percorso di crescita, come è avvenuto in altre nazioni europee che hanno applicato il Programma.

Riguardo al tasso di dispersione, mi tocca difendere questa parte della barricata. In 4 anni ho assistito alle scuse più strambe per non partecipare a corsi di formazione gratuiti (anzi, con una indennità di partecipazione) o per non intraprendere tirocini formativi retribuiti, che spesso si sono tradotti in rapporti di lavoro più duraturi.

Insomma, bene ma si può fare benissimo. Sicuramente verrà fatto, se anche noi giovani diamo una mano nel farci dare una mano. Piuttosto che scegliere annoiati il servizio che più ci sembra simpatico, dovremmo, in maniera molto più furba, monetizzare le opportunità che ci passano davanti agli occhi.

Il nostro rapporto con il lavoro non accenna a divenire meno complicato: ci sono nostri coetanei laureati con master che consegnano pizze e hamburger, in bici, per una piattaforma online, con una paga inferiore ai 5 euro lordi l’ora. C’è chi continua a mandare mail fuori dall’orario di lavoro, e chi è costretto a svolgere attività anni luce lontane da ciò per cui si è formato.

La festa del lavoro è una buona occasione per guardare oltre alle statistiche del mercato occupazionale dei «giovani», intesi più come blocco sociale che anagrafico.

Dobbiamo svegliarci. Il sonno non ci sta facendo capire una cosa molto semplice: se non prendiamo in mano il nostro futuro, non ci sarà nessun programma dell’Unione Europea che lo farà al posto nostro.

Le opportunità sono degli assist: ci viene passata la palla, ma siamo noi a doverla spingere in rete. Certe volte la porta è vuota, certe volte c’è Buffon in porta. Non tutti gli assist sono uguali, non tutte le opportunità lo sono. Ma nessuno può segnare al posto nostro.

Ricordate quando, poco fa, ho ammesso una evidente mancanza di collegamento tra il mondo della formazione e il mondo del lavoro?

Già.

E’ da questa candida ammissione, e soprattutto da tutti questi anni di esperienza nella formazione professionale che è nato il progetto ARTIGIANI DIGITALI.

Il progetto, in poche parole è questo: la divisione formativa di CDQ FORMAZIONE che propone corsi specifici per imparare a svolgere professioni, una volta ritenute “artigianali”, e ora svolte con strumenti multimediali.

Grafico, stilista, progettista di interni, di componenti d’arredo, per citare alcuni esempi.

Tutte professioni richieste oggi, dal mercato del lavoro, che hanno completamente ridefinito le proprie attività e i propri strumenti, ma soprattutto le modalità di lavoro.

Piccole e grandi aziende ricercano queste figure, non come lavoratori da assumere, ma come fornitori. Se noi giovani riusciamo a capire questo per tempo, potremo definire come vogliamo il nostro futuro professionale, scegliendoci i clienti, la mole di lavoro e le prospettive di crescita.

Inoltre, tutti i corsi rilasciano una Qualifica Professionale di Figura Professionale inserita nel Repertorio delle Figure Professionali della Regione Puglia.

Insomma, ARTIGIANI DIGITALI condensa una attenta analisi del mercato del lavoro, la progettazione di corsi di formazione basati sulle reali attività lavorative da svolgere, con l’aggiunta, per ognuno, di completare la propria formazione DIRETTAMENTE IN AZIENDA.

ARTIGIANI DIGITALI è il nostro assist, sta a te decidere se segnare, o lamentarti dell’arbitro.

Per saperne di più sul progetto, clicca qui e compila il form.

E’ vero non è mai troppo tardi per fare la scelta giusta. E’ anche vero che non è mai troppo presto, quindi non perdere tempo, e decidi per il tuo futuro.

Stefano – Area Progettazione

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