Ti ho già parlato spesso di quanto sia fortunato a lavorare nel Sud Italia. Anzi quanto sia fortunato nel fare il lavoro che mi piace e che ho sempre voluto fare, a pochi metri da distese luminose di ulivi e sotto un cielo di un azzurro splendente che non ho trovato da nessuna altra parte del mondo.

La mattina vengo a lavorare in bici, su una Bianchi del ’74, e mi fermo spesso a comprare il pane appena fatto dal fornaio che sta finendo la sua giornata lavorativa. Quello sfilatino è una sorta di testimone scambiato tra noi due. Facciamo la staffetta. Lui va a riposare, e io vado a battere, questo è il mio lavoro. No, non sono una donna di facili costumi, batto i polpastrelli sulla tastiera. Comunico per lavoro.  Alzo lo sguardo dal pc, e dal mio ufficio ho un panorama mozzafiato, da cui scorgo facilmente le strade di campagna che percorro correndo, quando mi alleno. Così trovo ispirazione per scrivere di qualsiasi cosa, in qualsiasi momento. E non potrei immaginarmi più a mio agio di così.

Eppure, qui nel profondo Sud, mi rendo conto che non è oro tutto ciò che luccica, e non è verde tutto ciò che è campagna.

Al verde, ci rimangono decine di migliaia di miei coetanei, proprio come te, a cui non viene garantito un collegamento diretto e accessibile al mondo del lavoro.

Ma perché ti sto parlando di com’è vivere e lavorare nel Sud Italia?

Perché pensare al lavoro, sia a cercarlo che a svolgerlo, da oggi 1 giugno, fino al 30 settembre, è più difficile di battere Husain Bolt ad acchiapparella, più difficile di spegnere Netflix dopo aver visto solo una puntata di Stranger Things, più difficile di trovare una città non ancora nominata da Calcutta. Insomma è tosta. Considera che ha anche nominato Peschiera del Garda, Calcutta dico.

Ma perché Lavoro ed Estate, al Sud, non vanno d’accordo?

Lo ignoro, e sinceramente non mi va di approfondirne le cause. Potremmo confrontarci su una cultura del lavoro troppo leggera, sull’essere fannulloni, sul fatto che siamo sfaticati nel sangue, che non produciamo come i nostri cugini colleghi francesi e tedeschi, e milioni di altre cose.

Fatto sta che nei mesi estivi rallenta tutto, e tutti cominciano a pensare di fermarsi.

Non sono qui per le cause, ma per fornirti soluzioni pratiche per fare in modo che l’Estate non si trasformi nell’ennesimo parcheggio sabbatico, in attesa di chissà quale mano dall’alto che venga a tirarti fuori da dove sei, per darti una busta paga a fine mese.

Con l’eccezione di pochissimi settori produttivi (come quello turistico, ovviamente), i mesi estivi rappresentano un lento avvicinarsi al mese di Agosto. Le attività rallentano, si prende tempo, fino ad arrivare alla fatidica frase: “Ne riparliamo dopo Agosto”.

Se è un grave errore per chi lavora, diventa un errore imperdonabile per chi il lavoro lo sta cercando.

Le nostre città si trasformano in giganteschi villaggi vacanze a cielo aperto? Ci sono feste, aperitivi e giornate sulla spiaggia che ti tentano peggio di un bicchiere di Jack Daniel’s ad un incontro di alcolisti anonimi?

E’ questo il momento di agire. 

E’ questo il momento in cui ti devi armare fino ai denti, e creare il tuo arsenale di guerra per sconfiggere gli altri candidati al lavoro che ti piacerebbe fare. Perché se ci pensi, e ci pensi bene, c’è qualcosa che sai fare meglio del resto, qualcosa che ti fa sentire a tuo agio, qualcosa che potrebbe diventare il tuo lavoro, ma ancora non lo sai. O forse si, e non sai come fare.

Di certo la cosa da NON FARE, è riparlarne a settembre.

Il tempo è la risorsa più preziosa di cui disponi. Ogni giorno che perdi lo devi immaginare come soldini che si sottraggono al tuo conto in banca di domani. Ora, quella cifra si sta abbassando, e continuerà a farlo fino a quando non inizi a fare qualcosa. Si, anche ora che c’è il sole, è estate e tutti si fermano, aziende comprese.

Detto questo, vediamo cosa puoi fare per arrivare pronto alla sfida settembrina che ti attende.

5 consigli pratici per crearti il tuo arsenale da battaglia, nella guerra per trovare lavoro.

1. Fai rete, e falla bene.

Non ti sto consigliando di fare gol, e neanche di costruire buon strumento per pescare.

Ancora oggi, nell’era dei video condivisi in 2 secondi e degli “a”social network, il lavoro si trova ancora con il passaparola. Si tratta di un meccanismo, quello delle referenze, che il nostro sistema scolastico-professionale non ha mai digerito davvero, preferendo attestarsi sul suo gemello cattivo chiamato “raccomandazione”. La referenza è qualcosa di diverso: è una persona, con voce in capitolo in un determinato ambito, che può garantire agli altri il tuo possesso di determinate capacità. Per fare questo devi crearti una buona rete di contatti nell’ambiente in cui vuoi lavorare. Non conosci nessuno? Parti dai tuoi professori, chiedi a loro un punto di partenza. Dopo, inizia a partecipare a convegni, eventi e seminari, introduciti (senza scalzare le norme dell’educazione) in tutti i contesti in cui puoi, e cerca di fare una buona impressione. All’inizio non sarà facile, ma un network di conoscenze è quello che ti serve, anche se il tuo lavoro sarà da dipendente.

2. Usa internet, e usalo bene.

Il web arriva dopo il reticolo di conoscenze. Assicurati di inviare il tuo curriculum ad aziende che potrebbero essere davvero interessate ad un profilo come il tuo. Può sembrare un’azione a vuoto ma ti assicuro che non è così. Te lo dico per esperienza: ogni volta che ho bisogno di qualcuno, cerco prima nel mio database aziendale, e poi pubblico un annuncio.

3. Scrivi un buon CV, ma non credere che da esso dipenda la tua vita.

Scrivere curriculum, e dare consigli agli altri su come scriverlo, è la cosa che ho praticato di più in vita mia dopo la corsa su strada e la ricerca compulsiva di citazioni nei film di Tarantino. Questo mi ha portato ad essere consapevole che il CV non è la stella attorno a cui ruota tutto il sistema solare della ricerca di un lavoro. Il CV va scritto in maniera trasparente, esplicativa, leggibile e comprensibile (che sono due cose diverse), ma la sua scrittura corretta non corrisponde all’assunzione automatica. Fallo girare negli ambienti giusti, e fai in modo che rispecchi fedelmente il tuo percorso di crescita. Non scrivere di avere il merito per aver permesso al governo Lega-5stelle di nascere, se non è vero. Si tratta di vere e proprie figure da cioccolataio che difficilmente si dimenticano.

4. I social, quelli utili…e attento a quelli inutili.

Oggigiorno, c’è l’abitudine un po’ seccante, da parte dei selezionatori, di ricercare informazioni sui profili di chi si candida per un lavoro. La nostra generazione è stata quella delle cavie: sui social ci hanno fatto fare di tutto. Così, è facile imbattersi nelle foto della gita ad Amsterdam, o di quella festa in campagna dove giravi vestito da Rambo con una Peroni da 66 in mano. Nessuno deve dirti cosa fare della tua vita privata, e ci sarebbero serie implicazioni sulla privacy per condotte illecite verso chi cerca impropriamente aspetti non strettamente legati alla sfera professionale. Ma il mio consiglio è di usare responsabilmente i social, tenendo sempre a mente che ciò che pubblichi è un vero e proprio “testo” che dall’altra parte dello smartphone qualcuno legge e giudica. Detto ciò ognuno è libero di fare ciò che vuole. Se davvero ti piacciono i social, fatti un account Linkedin, almeno ti servirà a qualcosa.

5. Rimani in costante aggiornamento sulle novità che riguardano la formazione e il lavoro.

O rimani in costante aggiornamento…o rimani indietro. Iscriverti alla newsletter di CDQ FORMAZIONE, ti permette, senza che tu perda quel tempo-denaro prezioso di cui ti parlavo, di venire a conoscenza di una vagonata di opportunità che potresti cogliere al volo, se solo sapessi che esistono. Le opportunità potrebbero riguardare proprio il lavoro per cui ti stai armando…mentre gli altri sono al mare. Clicca qui, iscriviti alla newsletter, e continua la tua corsa agli armamenti.

p.s. puoi farlo qualche giorno di mare.

p.p.s non troppi, altrimenti ai colloqui sarai abbronzato e penseranno che sei fannullone.

p.p.p.s scherzo. 

Buona Guerra!

Stefano – Area Progettazione

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