Oggi ripensavo a quello che spesso hanno cercato di inculcarmi all’università “I primi a farsi portavoce di un’azienda sono i suoi dipendenti. Se loro sono soddisfatti, ne parleranno bene. Ovunque e con chiunque.”

Sì, perché ogni dipendente è collocato in una sorta di terra di mezzo. Quando è in azienda, chiaramente fa il suo dovere, ma quando è fuori, è libero da controlli di ogni genere e può lasciarsi andare a confidenze sull’intero clima aziendale.

È rilassato e scevro da pressioni, per cui, può sentirsi tranquillamente libero di raccontare ad amici, famiglia, parenti, conoscenti, quanto sia terribile l’aria che si respira in ufficio, scarsi i prodotti che vengono realizzati, inefficienti i servizi erogati. In tutta confidenza può svelare le fregature che si celano dietro un lavoro fatto e gestito male.

Chi l’ascolta, sa che può fidarsi di lui, che non ha nessun interesse in quel momento a tirare l’acqua verso un mulino altrui e, anzi, se è risentito per qualche trattamento ingiusto, sfogherà tutto il suo risentimento proprio fuori dalle mura aziendali.

Per questa ragione il peso delle parole pronunciate da un qualsiasi collaboratore della tua impresa, fuori dal contesto lavorativo, possono avere un peso persino superiore a quelle pronunciate da te.

Sulla scorta di questa riflessione che, immagino, non sia proprio una scoperta per te, puoi capire bene quanto importante sia curare la comunicazione con i tuoi dipendenti e assicurarti che loro parlino bene del tuo brand.

Come?

Beh, certo non sequestrandoli e praticando su di loro ogni genere di tortura possibile.

Se c’è un aspetto che proprio non puoi forzare è il loro pensiero.

Puoi condizionare le loro azioni quando sono nella stessa sede dove operi tu. Ma fuori, se non curati come si deve, possono trasformarsi in mine vaganti.

Tutto quello di cui ti sto parlando, nel gergo, si chiama Employee Brand Advocacy.

Tre “parolacce” inglesi che si riferiscono proprio al coinvolgimento dei dipendenti nella promozione della tua azienda, in una sorta di passaparola che, visti i tempi, avviene principalmente online (social, forum, email, ecc).

Bene Sara, bravissima, fai presto a parlare, ma da dove parto?

Più di tutto, i miei collaboratori sono “solo degli operai” che fanno il loro lavoro e tornano a casa. Sai dove mi mandano se un bel giorno inizio a parlar loro di questa, come l’hai chiamata? Vocazione?

Ecco, appunto. Loro sono operai, tecnici, lavoratori con competenze verticali fortemente consolidate, ma tu no.

Tu sei il leader, lo stratega, quello che tiene le redini e che deve tradurre queste “tattiche strane” in un linguaggio talmente comprensibile da essere messo in pratica da tutti.

Ormai tutti hanno un profilo social e usano l’e-mail, basta solo seguire alcuni semplici step che possono far decollare i tuoi obiettivi comunicativi molto rapidamente.

  • Crea un clima favorevole nella tua azienda. Un’idea puoi fartela nel mio post precedente, dedicato proprio all’importanza di approcciarsi bene con i giovani collaboratori. Un ambiente in cui loro si sentono beneficiari della tua fiducia e liberi di agire, senz’altro porterà delle ricadute positive sulla tua “nomea” anche fuori.
  • Definisci gli obiettivi. Se hai già una strategia dedicata ai social media e alla comunicazione on-line, allora, chiaramente, anche l’employee advocacy andrebbe allineata a questa. Se non ce l’hai, beh, dovresti fartela il prima possibile. Non dimenticare che il primo canale di comunicazione, oggi, è rappresentato proprio dal web e non essere presenti suona un po’ come lo Yabba Dabba Doo di Fred Flintstone. Solo per fare un ripasso, loro possono supportarti nell’incremento della brand awarness (consapevolezza del marchio), della lead generation (raccolta di contatti), della cultura aziendale.
  • Stabilisci i contenuti. Non tutti possono condividere tutto. Proprio perché il processo dovrà risultare il più spontaneo e naturale possibile. Ognuno sarà portato a divulgare ciò che più si avvicina al suo stile, alle sue mansioni, a quello che già pubblica sui suoi canali. Potranno essere contenuti interni o esterni all’azienda, tipo notizie di settore, che comunque servono a dare informazioni di valore ai tuoi lettori. L’ideale sarebbe scegliersi dei contaminatori, collaboratori più portati e sensibili che stimolino il passaparola on-line.
  • Scegli gli strumenti migliori. Sì, perché esistono anche delle piattaforme che ti aiutano nel lavoro sporco, quello più rognoso. Dei tools che facilitano l’implementazione di piani editoriali rivolti proprio ai tuoi collaboratori, così da facilitarli nell’individuazione delle notizie giuste da divulgare. Alcuni esempi? Buffer, Hootsuite, Social Toaster e molti altri che potrei farti scoprire più nel dettaglio in un’altra sede.

Sì, perché so che ti sto parlando di un aspetto del tuo lavoro che hai sempre sottovalutato, anzi, mai preso in considerazione.

Per questa ragione, anche ora, non lancerò il sasso per nascondere la mano.

Anche in questo senso la formazione può avere il suo ruolo, fornendoti proprio quegli strumenti tecnici e quelle piccole tattiche utili a ottenere il massimo risultato al minimo sforzo.

Noi della CDQ Formazione, fra le mille attività, offriamo anche queste opportunità alle aziende che si rivolgono a noi.

Certo non verremo a prelevarti forzatamente a casa tua, ma ci limiteremo a informarti e stuzzicarti ogni volta che riterremo di avere fra le mani qualcosa che possa giovare alla tua attività.

Cosa puoi fare tu?

Semplicemente tenerti aggiornato attraverso la nostra newsletter, compilando il form riportato sulla home del nostro sito.

Vorrai mica perderti tutte le chicche che pensiamo per te e farti crescere?

Ecco, non pensarci molto allora. Fra tutte le mail che ricevi ci sono anche quelle che possono fare la differenza.

A te, stabilire chi scegliere.

Ti aspetto.

Sara Pellegrino – Direttrice CDQ Formazione

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