Una delle recenti attività di cui mi sono occupato in CDQ è stata quella di scovare delle figure professionali richieste dal mercato del lavoro, di cui si sa poco o nulla, o di cui, al massimo, “si sa qualcosa” ma nessuno studia davvero per diventarvici.

Come è già accaduto altre volte, mi sono scontrato con una delle più grandi peculiarità negative del nostro mercato del lavoro: l’esistenza dei luoghi comuni.

Possiamo chiamarle convinzioni limitanti, leggi non scritte, o dicerie da bar, ma i luoghi comuni sul lavoro in Italia producono danni che fatichiamo anche solo a immaginare.

Vi scrivo del luogo comune che ultimamente leggo e sento più spesso.

“NON ESISTONO PIU’ GLI ARTIGIANI”

Ho detto ultimamente, perché ho 28 anni. Ma se ne avessi avuti 300, avrei detto la stessa cosa.

Perché è dalla rivoluzione industriale che il nostro spirito di conservazione ci porta a guardare con minaccia qualsiasi ventata di novità arrivi nella nostra vita quotidiana.

Ma la novità, non può essere sempre una scoperta. A volte è un’invenzione. Il fuoco ormai sono un po’ di anni che lo abbiamo scoperto, è tempo di superare lo shock e andare avanti.

Scrivo questo perché, come accade con Luke Cage ad Harlem, l’innovazione, quasi sempre tecnologica, “non è ciò che si vuole, ma è quello di cui si ha bisogno”. Basti pensare ad Henry Ford, l’inventore dell’automobile moderna. Mister Ford ha risolto un problema che esisteva già: la necessità di spostarsi in tempi brevi. E’ anche vero che se avesse fatto un’indagine di mercato, avrebbe scoperto che i suoi clienti avrebbero chiesto cavalli più veloci.

E’ questo il fulcro del discorso: l’innovazione, se è veramente tale, arriva e cambia le nostre prospettive, modifica degli aspetti della nostra cultura, altera il DNA della nostra quotidianità.

Insomma, per intenderci,  l’innovazione non è l’introduzione del VAR nelle partite di serie A, l’innovazione è stata l’invenzione del calcio, punto.

Ogni qual volta il progresso tecnologico ha portato ad un cambiamento nel mercato del lavoro, la cosa è stata sempre accolta con sospetto e diffidenza, perché il luogo comune imperante è che la macchina sostituisce l’uomo.

Quello che sto per dirvi sarà pure un luogo in-comune, ma non è così.

La tecnologia ha creato più lavoro di quanto ne abbia distrutto.

La società di consulenza Deloitte, a tal proposito, ha recentemente prodotto uno studio al fine di fare luce sulla relazione che intercorre tra lo sviluppo della tecnologia e il mercato del lavoro. I dati, perché lo studio è basato sui dati, sono censimenti che risalgono al 1871 e arrivano sino ad oggi .

Partendo da così lontano sarebbe lecito aspettarsi di osservare, negli ultimi 140 anni, un’evoluzione dello scenario piuttosto irregolare. Invece, di decennio in decennio si osserva una progressiva diminuzione di lavori basati sulla forza fisica, per i quali sono intervenute tecnologie in grado di sostituire il lavoro umano, e una crescita altrettanto progressiva di lavori nel settore dell’assistenza, della creatività, dei servizi.

Come affermano gli autori Ian Stewart, Debapratim De e Alex Cole, le macchine progressivamente hanno tolto agli esseri umani lavori che tutto sommato non vorremmo realmente continuare a svolgere, ma, soprattutto, la tecnologia ha contribuito a creare un mondo in cui sono estremamente necessari lavori che prima non esistevano, o di cui si sentiva meno il bisogno.

Ma allora, l’artigianato? Le cose belle di una volta? La bottega sotto casa?

Non è detto che debbano sparire.

Amiamo un mobile, ma anche un auto o un orologio “d’artigianato” rispetto ad uno prodotto in serie, perché nel primo rimaniamo affascinati dalla bellezza che vi è impressa, dall’amore che la mente umana ha fatto scaturire dalle mani che hanno composto il manufatto.

E tutto questo non potrà sparire, e non ci sarà macchina che sostituirà le intuizioni di Giorgio Armani, di Enzo Ferrari, o del bottegaio sotto casa.

Oggi, gli artigiani che continuano a fare il proprio lavoro, sbaragliando la concorrenza e continuando a fare profitti con tanti zeri, non sono altro che artigiani digitali. Questo sarà il nuovo progetto di CDQ, i cui dettagli verranno pubblicati a breve.

Se sei incuriosito, lasciaci i tuoi contatti cliccando qui.

Gli artigiani digitali sono tutti i professionisti del tessile, del calzaturiero, delle produzioni lignee o del ferro, i grafici e i progettisti di qualsiasi tipo di componente che hanno capito quanto sia importante per non “chiudere bottega”, implementare all’interno delle proprie produzioni, tecniche hardware/software altamente progredite.

Basti pensare agli sconfinati scenari lavorativi che la tecnologia ha aperto ai grafici pubblicitari, ai disegnatori industriali, agli interior designer (soprattutto quelli specializzati nell’ho.re.ca).

Non sai cos’è l’horeca?

E’ l’ acronimo di Hotellerie-Restaurant-Café: è un termine commerciale che si riferisce al settore dell’industria alberghiera.

Esiste una figura che progetta al pc spazi e oggetti per l’industria alberghiera. E non ti sto parlando di cose che avvengono a Venice Beach, in California.  Ti sto parlando di una figura professionale inserita nel Repertorio delle Figure Professionali della Regione Puglia.

Per questo motivo CDQ FORMAZIONE sta mettendo a punto qualcosa di grande per chi cerca lavoro in questo territorio, e lo vuole fare senza l’ossessione di dover elemosinare un’occupazione umiliante e degradante per 4 spicci e 12 ore al giorno, senza la minima garanzia di futuro, di fare carriera, di soddisfazione personale.

Per questo motivo CDQ FORMAZIONE dedicherà un suo spazio alla formazione di figure professionali qualificate e riconosciute dalla Regione Puglia per operare nel settore dell’artigianato digitale.

Non servono grandi lauree, non serve esperienza alle spalle, ma serve la volontà di fare della propria vita professionale qualcosa di soddisfacente.

Spesso ci dimentichiamo che la vita è solo una e passa troppo velocemente per fare un lavoro che non ci fa svegliare con la voglia di metterci alla prova, di misurare le nostre capacità, di mettere a frutto le nostre capacità.

Questo progetto non è ancora pubblico, ma lo sarà presto.

Se vuoi essere tra i primi a ricevere informazioni preziose su:

1. Quali sono i corsi riconosciuti dalla Regione per le professioni digitali;

2. Quali sono gli sbocchi lavorativi che l’attestato regionale ti rilascia;

3. Quali caratteristiche hanno le aziende presso cui farai lo stage di completamento del percorso di formazione.

Lasciaci i tuoi contatti cliccando qui.

Il mondo cambia, e che ci piaccia o no, in qualcosa dobbiamo cambiare pure noi.

Siate come l’acqua. Proprio come dice Camilleri.

“Qual è la forma dell’acqua?”. 

“Ma l’acqua non ha forma!” dissi ridendo:  “Piglia la forma che le viene data, ma la sua sostanza.. è più antica, più resistente…non cambia.”

Adattarsi, rimanendo se stessi, è la forma più alta di evoluzione, ed è una sicura strada di successo.

Ci incontriamo al prossimo luogo comune, un abbraccio.

 

Stefano

Area Progettazione.

 

Fonti: 

http://www.ottimistierazionali.it/la-tecnologia-ha-creato-piu-lavoro-di-quanto-ne-abbia-distrutto/
http://www.ipsoa.it/documents/fisco/imposte-dirette/quotidiano/2018/03/30/artigiani-digitali-attivita-artigianale-professionale
A. Camilleri – La forma dell’acqua – Sellerio Editore

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