“Studiare per lavorare” o “muoversi a lavorare”, è davvero una scelta?

L’adolescenza è fatta di tanti momenti che, per loro natura, devono essere traumatici.

Non si tratta necessariamente di episodi spiacevoli, ma la parola “trauma” riassume perfettamente lo shock che si prova a fare determinate esperienze e a prendere precise decisioni per la propria vita.

Verso la fine dell’adolescenza, per alcuni più “precoci” anche prima, ha luogo quel singolare crocevia che a me piace chiamare “il dilemma dell’idraulico”.

Il dilemma dell’idraulico arriva quando si comincia ad essere stufi della scuola. Un misto di ribellione, voglia di indipendenza, e speranza di realizzare i propri sogni si instilla nella mente di ognuno di noi.

Ci si trova davanti a un bivio.

E’ vero, le alternative sono molteplici, ma in realtà, pensandoci bene, si tratta proprio di un bivio.

E’ stata la società a crearlo, complice del nostro sistema di istruzione e formazione.

Il bivio è questo:  “Studiare per lavorare” o “muoversi a lavorare”?

Si può pensare, un po’ superficialmente, che si tratti di una scelta dettata dalla propensione allo studio e dai risultati scolastici conseguiti.

In realtà non è proprio così.

Studiare è, come altre cose, un investimento su se stessi. Quando ne avvertiamo l’utilità, ne sentiamo la necessità, ne avvertiamo l’urgenza, studiamo tutti. Magari in forme diverse e con risultati differenti. Ma la voglia di conoscere per crescere appartiene a chiunque riesca ancora ad emulare il suo antenato che è uscito dalla grotta, si è fabbricato un’arma e ha iniziato a cacciare. Ha dovuto studiare qualcosa per sopravvivere.

Fugato il dubbio sullo studio come prerogativa di chi ha almeno 8,01 di media, passiamo al fulcro di questa scelta, che si trova molto più in profondità, sommerso dal magma incandescente delle nostre insicurezze.

“Studiare per lavorare” o “muoversi a lavorare”, in realtà, la prima grande scelta su come investire le risorse e le energie per il futuro.

Si tratta, mi scuserai  l’estremo eufenismo, di una scelta da gioco d’azzardo.

Immaginati con un bel vestito elegante, in una sala rutilante di luci, seduto ad un tavolo con il classico panno verde da casinò. La vita ti sta offrendo, da un lato, la possibilità di continuare ad accumulare probabilità per una vincita enorme, ma molto più tardi, senza sapere quale sia la somma né quando questa arriverà. Dall’altro lato, con la mano, ti allunga una somma, ridotta, ma certa.

Non confondere la posta in gioco con lo stipendio, vai oltre. E’ una questione di come vediamo noi stessi dopo anni dalla scelta. In questo modo lo studio si configura come un vero e proprio “prendere tempo” per ambire ad una carriera migliore.  Terminare gli studi appena possibile, invece,  è come accettare qualcosa di sicuro e immediato.

La verità è che, la distanza tra questa ipotetica scommessa da casinò che avviene nella nostra testa e la vita reale, è tanta, troppa. In più, ci sono mille cause “esterne”, come le pressioni familiari, o contingenze che veicolano inesorabilmente le nostre scelte.

Succede allora che la nuova classe media si riempie di idraulici che sostengono di aver potuto fare gli ingegneri, se solo avessero potuto, e laureati con master e dottorato che guadagnano un terzo di quanto sognavano da universitari e rimpiangono di non aver fatto l’idraulico.

Sia chiaro: l’idraulico è una professione molto seria, per la quale sono necessari formazione e impegno.

Proprio come tutte le altre professioni del mondo, se fatte con abnegazione, passione e desiderio di crescita.

Ci sono professioni più o meno mobili, con più o meno prospettive di crescita, più o meno stimolanti, ma anche questo è un problema di prospettive:  è una gara di corsa in pista ad 8 corsie. Su 7 corsie ci sono le nostre risorse, le pressioni familiari, le nostre abilità, ci sono la crisi e gli altri milioni di nostri coetanei animati dagli stessi desideri. Però, su una corsia, ci siamo noi. Dipenderà pur qualcosa da ciò che facciamo noi, o no?

La questione non è aver scelto o meno di fare l’idraulico.

Il segreto sta nel prendere, con quanta più serenità possibile, una scelta ponderata ed in linea con le proprie attitudini e le proprie prospettive.

“Il talento sta nelle scelte” dice Robert De Niro, e mi sa che ha proprio ragione.

Se la scuola non fa orientamento in uscita come dovrebbe, (su questo ti aggiornerò presto con un nuovo progetto in cantiere, continua a seguire cdqformazione.it), allora vuol dire che raccogliere tutte le informazioni necessarie ad operare la scelta giusta, rientra in ciò che dipende da noi. Dipende da come corriamo nella nostra corsia.

Se ti stai rendendo conto di quanto sia importante questo momento, ti lascio con un consiglio.

Non gettare alle ortiche le opportunità di crescita extra-scolastiche che ti si parano davanti.

Garanzia Giovani è una di queste.

Se sei un ragazzo tra i 18 e i 29 anni, al momento non lavori e non studi e ti interessa sfruttare l’opportunità che la Regione Puglia ha già offerto a migliaia di tuoi coetanei, di dotarti di competenze che ti permetteranno di intraprendere la carriera che vuoi, manda una mail con il tuo nome, cognome e numero di telefono a comunicazione@cdqformazione.it, scrivendo nel testo della mail INFO GARANZIA GIOVANI, oppure chiama lo 0883/885522.

Usare questi milioni di euro per un tirocinio senza alcun valore formativo, seguire il solito corso di informatica o il solito corso di inglese, non cambierà nulla nella tua vita, se non SPOSTARE IL PROBLEMA DI QUALCHE MESE.

Fai qualcosa di davvero importante per la tua vita: armati delle giuste conoscenze per scegliere.

Abbiamo anche noi una caverna da cui uscire per iniziare a cacciare. Ti diremo noi come fare.

Manda una mail con il tuo nome, cognome e numero di telefono a comunicazione@cdqformazione.it, scrivendo nel testo della mail INFO GARANZIA GIOVANI, oppure chiama lo 0883/885522.

Ci vediamo presto!

Stefano – Area Progettazione

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