Ognuno di noi ha piccoli vanti che si tiene stretto e che non vorrebbe mai perdere.

Sono come piccoli record che si spera non vengano mai battuti.

Quello che sta per prendere forma in lettere e punteggiatura è un terribile momento di immodestia, ed è anche un momento in cui ti sto per comunicare, attraverso delle esperienze che ho vissuto, alcune mie caratteristiche professionali. Proprio quello che voglio aiutarti a fare con questo blog.

Ad oggi, i record sono questi:

1. Non mi sono mai ritirato da una gara di atletica;

  1. Non ho mai perso un colloquio di selezione per un incarico professionale o accademico.

Questo è un dato. Poi, approfondendo ciascuna delle due questioni, potrei continuare dicendo che pratico la corsa come passione e filosofia di vita, e che non contemplo l’idea di abbandonare una competizione, qualsiasi siano le condizioni personali e della gara, e potrei dirti che messo alle strette, in un contesto pressante e iper stimolante, sfodero argomenti convincenti per sostenere le tesi che propugno, veicolando il ragionamento del mio interlocutore verso la considerazione che è delle mie idee che ha bisogno, come quando ho portato lo schema di un intero palinsesto radiofonico per un posto da tirocinante come aiuto – sceneggiatore in radio.

Sai cosa ho fatto adesso?

Ti ho dato un punto di vista su alcune delle mie caratteristiche professionali, senza nominarle, usando verbi dinamici al posto del desolante “io sono…” che alle orecchie di chi è costretto dagli eventi ad ascoltarti in quel momento, suona come una unghiata di Wolverine sulla lavagna che avevamo a scuola.

Ti ho fatto capire come sono, portando esperienze ed esempi e mostrandoti, attraverso le parole, il mio modo di intendere un impegno che devo svolgere.

Questo è il tuo obiettivo, quando sostieni un colloquio di lavoro.

Agli americani piace chiamare il colloquio di lavoro “intervista”, perché sostanzialmente è un flusso unilaterale di domande e risposte, che vengono elaborate e valutate.

Io la intendo come una negoziazione.

Seduto su quella sedia, con le braccia e le gambe parallele, un sorriso cordiale ma non eccessivo, e il tuo look sobrio e ordinato, stai negoziando il valore delle tue capacità con la risoluzione di un problema.

Si, tu sei lì perché hai le bollette da pagare, vuoi andare a vivere da solo e devi cambiarti le Stan Smith, ma dall’altra parte hai qualcuno che si sta occupando di colmare un posto vuoto con una persona che gli risolva un problema. Questo vale per tutti i tipi di lavori. Quindi stai negoziando, non scordarlo.

E ora le 10 leggi.

Ti do 10 capisaldi per costruire il tuo colloquio. Facciamo in modo che sia un arco di trionfo e non una impalcatura da imbianchino. Io ci metto capitelli e putti alati. Il marmo, pietra o travertino, lo metti tu.

  1. Il CV: ti ho parlato in passato del curriculum. E’ importante che sia leggibile e comprensibile e che sia redatto correttamente. In semiotica si potrebbe definire un “paratesto”. E’ la tua pezza d’appoggio per parlare di te, e al contempo è una parte di ciò che dovrai dire. Fa in modo che sia vero, corretto e coerente con tutto il resto. (vedi blog sul CV)
  2. Ci parli di lei. Questa imbeccata non serve per rompere il ghiaccio. A nessuno interessa rompere il ghiaccio. Non sei in discoteca. Questa è l’occasione per portare all’attenzione del valutatore aspetti delle tue attitudini e del tuo modo di essere che possono incontrare il suo stato di necessità. Usala quindi per segnare un punto a tuo favore. Questo ci porta dritti alla legge numero 3.
  3. Come faccio a sapere cosa serve all’azienda? Studiala. Divora il suo sito, ricerca informazioni sui vertici e sulle risorse che vi lavorano, studia le loro caratteristiche, analizza i loro risultati e il mercato in cui si muovono. Devi dimostrare di non essere lì per caso. Inutile dire “sono uno preciso” se non fai nulla per esserlo.
  4. Lavora sul tuo passato. Se hai meno di 30 anni, ti sei avvicinato al mondo dei social quando ancora eri, con molta probabilità, nient’altro che un/a ragazzino/a. Facevi quindi cose da ragazzini, anche sui social. Non ti sto consigliando di rinnegare il tuo passato da metallaro o da spice girl, ma fai in modo, per quanto possibile, che ricerche sul web sul tuo conto restituiscano una immagine coerente con quella che stai presentando il giorno del colloquio.
  5. La motivazione. Vale esattamente come tutte le altre caratteristiche professionali. Non dirla. Dimostra con argomenti convincenti la tua voglia di far parte di quella squadra, la disponibilità a provare sentimenti come appartenenza e orgoglio. Potrai avere un bel visino e sorridere, essere bravo/a e preciso/a, ma sarai sempre e comunque una possibile busta paga che cammina. Meno volte il selezionatore penserà questo, più punti metterai in saccoccia.
  6. Le cosiddette capacità traversali. Do per scontato che tu abbia studiato la realtà aziendale per la quale ti candidi (legge n.3) e abbia le carte in regola per candidarti. Con carte in regola mi riferisco alle competenze tecniche e ai titoli di studio. Tutto il resto non è un riempitivo, ma può costituire la chiave del tuo successo. Lavora su te stesso per migliorare innanzitutto le tue capacità linguistiche (straniere se il lavoro lo richiede), e informatiche (i lavori in cui non servono sono sempre meno). Il selezionatore non sta cercando un dipendente, ma una persona. Una persona che dovrebbe risolvergli più problemi di quanti gliene possa creare. Tienilo a mente.
  7. Fai le giuste domande. Marchiati a fuoco questa frase direttamente sulla fronte: “Chi domanda comanda”. In quel particolare contesto tu stai subendo, è un altro a comandare. Ma il valzer puoi condurlo tu, con le domande. Dimostra interesse per la conversazione che stai intrattenendo chiedendo rispettosamente qualcosa sull’azienda, che non hai potuto conoscere con le tue ricerche. Niente di indiscreto. Evita assolutamente domande sull’orario di lavoro e sulla retribuzione. Non sei ad un incontro con i sindacati. Si sta parlando di te e quanto tu sia adeguato, non delle politiche retributive dell’azienda.
  8. Il tuo packaging. Diciamocelo. Ti stai un po’ vendendo. Essere presentabili è il minimo. Evita qualsiasi tipo di sciatteria e indossa un vestiario adeguato al contesto. Questo non vuol dire eleganza a tutti i costi. Vuol dire stabilire una relazione empatica con il selezionatore già “a prima vista”. Deve considerarti, anche inconsciamente, calzante in quel contesto, e non una nota stonata in una sinfonia. Evita atteggiamenti troppo seriosi, così come quelli eccessivamente informali e scherzosi. Non stai facendo la foto del passaporto, quindi rilassa i tuoi muscoli facciali e sii sorridente, ma non sei neanche in sala giochi. Assumi una postura composta ed evita di incrociare qualsiasi cosa: gambe, braccia, matite e penne. Non hai idea di come siano importanti queste cose quando devi stabilire un contatto. Ti fideresti mai di uno che dice di avere una “buona capacità nelle relazioni personali” e ti guarda con sguardo torvo e le braccia conserte?
  9. L’e-mail di ringraziamento. Ti sembra inutile adulazione? Ti sembra di tartassare il selezionatore? Niente di tutto ciò. Invia un breve messaggio di ringraziamento per l’opportunità avuta, cogliendo l’occasione per sottolineare con discrezione un aspetto positivo del colloquio. La parola scritta dopo un’esperienza, qualsiasi essa sia, ha un potere inimmaginabile. Oltra al fatto che dimostrerai cortesia, che di questi tempi è più rara di una gelateria nel Sahara.
  10. NON MENTIRE. MAI. E’ la cosa più importante. Mike Ross in “Suits”, riesce a far credere di essere laureato in legge ad Harvard ed entra nel più esclusivo studio legale di Manhattan. Nella realtà Mike Ross non esiste. Su titoli, attestati, ma anche competenze tecniche e attitudini personali, le bugie hanno le gambe più corte del solito, e in men che non si dica ti ritroveresti con il fondoschiena adagiato sul suolo prima che tu riesca a pronunciare la parola “stipendio”. La trasparenza e la sincerità possono non appartenerti come caratteristiche personali, non ti giudico, ma usali come se fossero parte di una strategia vincente. Di’ la verità, sempre. E non perderai mai.

Spero che la lettura ti apra la mente e ti guidi, la prossima volta che “ti negozierai” da qualche parte. In CDQ FORMAZIONE, formiamo professionalmente i ragazzi e li avviamo al lavoro non solo dal punto di vista tecnico, ma li armiamo fino ai denti, tanto da farli uscire vincitori dalle loro sfide professionali.  Il colloquio di lavoro è una di quelle.

Ti do un ultimo consiglio.

Se sei un giovane che non ha ancora compiuto 30 anni, e in questo momento della tua vita non stai lavorando o studiando, vuol dire che stai cercando una strada per entrare nel mondo del lavoro e vivere grazie alla tua indipendenza economica.

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I percorsi, finanziati dall’Unione Europea, ti permetteranno di acquisire specifiche competenze professionali che saranno le tue armi infallibili per crearti un CV di tutto rispetto e che possa sbaragliare i tuoi coetanei nei colloqui di selezione.

I percorsi prevedono un rimborso monetario per ciascuna ora formativa frequentata!

A questo punto devi sapere di quali percorsi si tratta e in quali sedi si svolgono.

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Ci vediamo qui.

Stefano – Area Progettazione

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