Oggi ho deciso di aprire una finestra sugli orizzonti stranieri. Non perché stia già pianificando la mia prossima vacanza, ma semplicemente perché vorrei dare al mio articolo un respiro più ampio.

Anche se ormai non si parla d’altro che di ferie, io sono ancora con la testa ben ferma sul mio lavoro e soprattutto sulle opportunità di crescita che posso suggerire a te, caro imprenditore che non ti stanchi mai di leggermi.

Oggi ti parlo di un argomento molto inflazionato: l’internazionalizzazione delle imprese, lasciandoti però una piccola perla in più che può supportarti nel rendere più fluida questa scelta, casomai ci stessi pensando.

Innanzitutto partiamo col dire cosa si intende per internazionalizzazione.

E ora mi sto rivolgendo a chi ancora deve prendere il manuale d’istruzioni in mano e iniziare a leggere l’ABC.

Hai mai pensato in quanti modi puoi internazionalizzarti?

Beh ne sono diversi. Il concetto legato a questa espressione è molto ampio e racchiude in sé molti significati.

Un’impresa che esporta i propri prodotti all’estero, ad esempio, è internazionalizzata. Anche una che decide di aprire uno stabilimento in un altro Paese, lo è. Come anche chi intesse semplicemente rapporti con le istituzioni straniere.

Insomma, non bisogna per forza essere una multinazionale o avere chissà quante filiali all’estero per considerarsi internazionalizzati, ma basta anche solo commercializzare i propri prodotti in un’altra nazione.

Semplice, no? Ma certo che no.

Anche se in questo mondo multiconnesso sembra quasi automatico svegliarsi la mattina e decidere di stringere la mano a tutti coloro che vivono oltre confine, in realtà il processo è e deve essere più articolato e pianificato.

Sì, credo sia questo il mantra che ogni imprenditore che guarda beyond the border – l’anglicismo è per farti entrare nel personaggio – debba ripetersi: PIANIFICARE.

Ok, ma cosa? Da dove si comincia a costruire un piano di internazionalizzazione della propria impresa?

Innanzitutto dalle ragioni che ti spingono a farlo. Una riduzione dei costi di produzione o distribuzione, la presenza di nuovi sbocchi commerciali, l’ottenimento di pagamenti più rapidi e sicuri sono solo alcuni esempi.

In due parole, perché vuoi affacciarti all’estero?

Fatto questo primo esame di coscienza, gli step da seguire sono fondamentalmente cinque:

  1. Verifica se esistono sbocchi concreti attraverso ricerche di mercato, business plan, studi di fattibilità, schede per Paese;
  2. Se hai eseguito un’analisi su più Paesi, stabilisci se puoi operare su tutti o devi sceglierne solo alcuni e definisci la tua strategia di ingresso. In che modo vuoi entrarci? Joint Venture, Esportazione, Produzione?
  3. Stabilisci quindi il punto di partenza e inizia a definire il tuo progetto: gli obiettivi che vuoi raggiungere sia produttivi che economici, le diverse mansioni e responsabilità, quali risultati ti aspetti di raggiungere in un determinato periodo, quali sono i punti di forza e di debolezza , quali le risorse disponibili e quali saranno le implicazioni sul tuo attuale business. In più puoi anche verificare se esistono finanziamenti che possono sostenere il tuo progetto.
  4. Sulla base di questo, analizza le tue risorse interne, sia in termini finanziari, che tecnici che di risorse umane.
  5. Fissa un cronoprogramma con relative attività, in modo da organizzare bene il lavoro, senza dimenticare di definire un efficace piano di marketing e comunicazione che comporti anche qualche missione nel Paese da attaccare.

Fffatto?” – direbbe un noto personaggio della Tv per bambini.

Ecco di tutto questo popo di roba da sbrigare, che sono certa ti farà perdere il sonno per diversi mesi, c’è un aspetto che so già trascurerai, col rischio di mandare tutto in fumo: LE RISORSE UMANE.

Sai quanto sono cruciali loro nella riuscita del tuo progetto? Tanto, no, tantissimo. Loro sono il progetto.

Cosa puoi da solo, se intorno a te non ci sono persone adeguatamente istruite per relazionarsi bene con l’estero e gestire questa importante trasformazione? Nulla, in effetti.

Le risorse umane giocano un ruolo fondamentale nella nascita e sviluppo del processo di internazionalizzazione, in tutte le sue fasi.

Abbiamo visto infatti che dall’ideazione fino all’implementazione del progetto è necessario analizzare le risorse interne. Le risorse umane sono parte integrante di queste. Esattamente come, in corso d’opera, è di estrema importanza il loro ruolo rispetto alla cultura aziendale e alle culture dei nuovi mercati, oltre al monitoraggio della loro adeguatezza rispetto al nuovo contesto organizzativo e competitivo.

Quando si parla di risorse umane in un ambiente lavorativo internazionalizzato, si fa riferimento a due principali tipologie di competenze: hard e soft.

Mentre le prime riguardano la gestione del lavoro dal punto di vista fiscale e burocratico (pacchetto retributivo per lavoratore all’estero, legislazione e regole di assunzione di lavoratori locali e così via), le soft si riferiscono all’aspetto più propriamente culturale e relazionale fra i dipendenti e con il mercato.

Le vie per l’apprendimento che puoi seguire sono, anche in questo caso, due: sul campo, attraverso processi lunghi, rischiosi e costosi o attraverso percorsi formativi mirati, che rivestiranno la tua azienda di maggiore credibilità e affidabilità nei confronti dei partner.

Così, caro imprenditore pugliese che stai pensando di internazionalizzarti, ti propongo una opportunità che non puoi lasciarti scappare, anche perché sarà attiva ancora per poco: I PIANI FORMATIVI AZIENDALI.

Il bando emanato dalla Regione Puglia nel 2016 sarà attivo fino a esaurimento risorse e credo che questa fine sia molto vicina, dato il numero di domande che sono state accolte e quelle che ancora presentiamo attraverso la CDQ.

La call ha sostanzialmente l’obiettivo di supportarti nell’incremento competitivo della tua azienda e cosa c’è di più competitivo in questo momento che esplorare nuovi mercati per il tuo business?

Ecco allora che te ne parlo meglio.

Attraverso i Piani Formativi Aziendali potrai, di fatto, seguire e far seguire ai tuoi dipendenti coinvolti nel processo di internazionalizzazione, percorsi mirati al rafforzamento delle diverse competenze o farne apprendere di nuove.

Sì perché il finanziamento copre le spese di formazione sia per te che per tutti coloro che sono impiegati nella tua unità operativa in Puglia.

In più, casomai lo ritenessi opportuno, puoi prevedere anche della Formazione a Distanza (FAD) fino a un massimo del 40% del monte ore in programma per ciascuna azione di formazione.

Tutto questo sempre senza nessun costo.

Il bando infatti prevede che il 70% della spesa venga coperta dal finanziamento a fondo perduto e l’altro 30% dal costo orario dei dipendenti che verranno formati.

Tieni bene a mente però che le risorse non sono infinite. I 10.000.000 di Euro messi a disposizione su questa azione potrebbero terminare molto presto, soprattutto se, come te, molti altri imprenditori hanno l’esigenza di formarsi e formare i propri subordinati.

Tranquillo però, anche in questo caso non sei solo.

Oltre ad averti dato un’infarinatura e parecchi spunti su come sfruttare questa imperdibile opportunità, noi della CDQ possiamo darti una mano a progettare e implementare i tuoi piani.

Tendi la mano verso nuovi orizzonti e lascia qui i tuoi contatti, così che possiamo richiamarti e spiegarti tutti i dettagli dei Piani Formativi Aziendali per accompagnarti al successo.

Poi, mi manderai una cartolina e mi dirai se ne sarà valsa la pena. Io sono certa di sì.

Ora, però, tocca a te lasciarti andare.

A presto.

Sara Pellegrino – Direttrice CDQ FORMAZIONE

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