Lady Gaga qualche giorno fa ha detto, al Jimmy Kimmel show, che “i social sono la latrina di internet”.

Non c’è bisogno di approfondire oltre. Su qualsiasi post si tratti, anche solo lontanamente, di un interesse pubblico (nel senso che interessa una vasta audience), i commenti sono facilmente equiparabili ad assurdità dette in un bar da sbronzi, di cui ci si pentirebbe, in preda al mal di testa, il giorno dopo.

Il mio lavoro mi porta a passare, malvolentieri, del tempo sui social.

Scrivere di opportunità, scrivere di formazione, scrivere di lavoro passa soprattutto per una attenta analisi dell’ambiente che ci circonda.

I social fanno parte, una grossa parte, di questo ambiente.

Ebbene, avventurarsi nei social è come indagare sull’omicidio di una cortigiana nell’800 e doversi recare nelle peggiori locande a caccia di informazioni utili per risolvere il caso.

Perché la qualità dei commenti sui post che parlano di formazione e lavoro sono così pieni di frustrazione, di livore, di odio e perché no, di cattiveria?

E parlo di giovani. C’è l’aggravante dell’età.

Perché c’è ignoranza, nel senso che si ignorano, tra le altre, molte cose.

C’è anche imbecillità, nel senso che “si imbelle”, direbbe qualcuno, ma questa è un’altra storia.

La questione dei commenti social sulla disoccupazione e sulla formazione mi serve per arrivare al punto:

ci lamentiamo di un grosso problema che abbiamo, non conoscendo il motivo per cui ci ritroviamo dentro.

Abbiamo più o meno studiato, abbiamo più o meno imparato un mestiere (nel migliore dei casi), le “abbiamo provate tutte”, ma niente, il lavoro non c’è, non ce lo danno.

Col passare degli anni abbiamo confuso il concetto di “diritto al lavoro”.

E’ vero, lavorare è un diritto, ma è nostro dovere fare in modo di saper fare qualcosa che sia utile per qualcuno, che risolva ALMENO UN PROBLEMA, per qualcuno.

Altrimenti non è lavoro: può essere beneficienza, in altri casi sfruttamento, ma non ha la dignità di chiamarsi lavoro.

E quello che non deve mai mancare al lavoro è proprio questo, la dignità.

La dignità vuol dire svegliarsi la mattina, recarsi al proprio posto di lavoro e fare qualcosa che produca effetti benefici alla comunità, ad un gruppo di persone.

Per mille motivi che in questo blog posso anche trascurare, il lavoro è diventato quasi un servizio di welfare, qualcosa che ci è dovuto per il solo fatto che esistiamo.

E’ terribile ma non è così.

Anche il lavoro è un mercato.

C’è una domanda e un’offerta.

C’è chi è alla ricerca di forza lavoro e chi questa forza lavoro può metterla a disposizione.

Se queste due forze non vanno nella stessa direzione e non si incontrano, addio lavoro.

Possiamo fare tutte le proteste che vogliamo, possiamo scrivere tutti i commenti velenosi che vogliamo.

Nessuno di questi cambierà le cose.

In Italia domanda e offerta non si incontrano.

Gli addetti ai lavori chiamano il fenomeno “di quando domanda e offerta di lavoro se ne vanno per fatti loro” SKILL MISMATCH.

Soprattutto per i giovani.

Secondo un recente studio condotto da Jp Morgan e Bocconi, il nostro Paese è terzo al mondo con il più alto disallineamento tra le discipline di studio e le esigenze del mercato del lavoro.

Tradotto: studiamo, studiamo ma un mestiere non lo impariamo.

Per i laureati non va certo meglio.

Nonostante abbiamo la più bassa percentuale di ragazzi in corona d’alloro di tutta Europa, i tassi di disoccupazione, simili a quelli dei diplomati, sono paurosamente alti.

Roba che in Germania oscillano tra il 2% e il 4%, qui tra l’8% e il 13%.

Come è possibile che i nostri diplomati e laureati non riescano a soddisfare le esigenze professionali delle imprese?

Ti do 5 motivi.

  1. Sbagliamo la scelta della scuola superiore. Questo perché manca un vero e proprio servizio di Orientamento. I criteri con cui si sceglie la scuola superiore, oltre all’influenza massiccia dei genitori, sono il gradimento delle materie, le amicizie, la vicinanza della scuola. Invece la scuola superiore è il primo grande crocevia della storia formativa di ognuno di noi. Deve essere già indirizzato verso il giusto mix di attitudini personali e prospettive lavorative.
  2. Sbagliamo 2.0: la scelta dell’università. Colpa di una informazione inadeguata sugli esiti lavorativi e retributivi delle diverse facoltà, siamo facili prede del marketing universitario. L’attitudine e il gusto personale non sono le uniche stelle a guidare la scelta. Altrimenti passeremo degli anni bellissimi tra i 18 e i 25, e terribili dai 26 ai 100.
  3. Sovraqualificazione. Succede che ci qualifichiamo in aspetti iper-specialistici (specie nei settori ingegneristici e dell’automazione). Talmente specifici e particolari che non servono alle aziende italiane. Inutile poi lamentarsi di dover emigrare all’estero. Lavorare all’estero può essere entusiasmante ma deve essere una scelta consapevole. Qui siamo ancora indietro, uomo avvisato…
  4. Sottoqualificazione. Il problema opposto. Seguiamo dei percorsi di istruzione (quasi mai di formazione), che ci danno una bella botta teorica di tante cose. Alla fine del percorso sappiamo superficialmente tante cose. Raramente le aziende cercano ottimi concorrenti di quiz tv.
  5. Il più importante. Quello che potrebbe sopperire al verificarsi degli altri. LA MANCANZA DI FORMAZIONE PROFESSIONALE. Già, “formazione professionale”. Una espressione che da queste parti a molti non dice nulla. La formazione professionale è una attività COMPLEMENTARE all’istruzione che TI ADEGUA ALLE RICHIESTE DEL MERCATO DEL LAVORO.

In azienda si fa molta meno formazione che in passato. Occorre arrivare al colloquio pronti e consapevoli di avere tra le mani un “saper fare” che sia davvero utile alla persona che abbiamo di fronte.

Le opportunità di armarsi di “saper fare” ci sono, agli occhi di chi vuol vedere.

GARANZIA GIOVANI è una di queste.

Si tratta del programma della Regione Puglia che finanzia PERCORSI GRATUITI DI AVVIAMENTO PROFESSIONALE E TIROCINI FORMATIVI PER I RAGAZZI DAI 18 AI 29 ANNI.

Ti sto dicendo che puoi frequentare un corso basato su competenze certificate dalla Regione (che costa migliaia di euro) in maniera TOTALMENTE GRATUITA e che puoi usare queste competenze per candidarti presso un’azienda, usando la leva del tirocinio formativo finanziato come incentivo a farti assumere.

In 4 anni CDQ FORMAZIONE, tramite GARANZIA GIOVANI:

  • Ha orientato 374 ragazzi;
  • Ha organizzato 19 corsi (quasi 5 all’anno) formando 197 persone;
  • Ha avviato 80 tirocini, 20 all’anno. Vuol dire che a meno di un mese l’uno dall’altro, un ragazzo usa la leva del tirocinio per farsi spazio in azienda.

Vale la pena ribadire che tutto ciò è gratis perché finanziato dall’Unione Europa attraverso la Regione Puglia.

A questo punto puoi:

  1. Lasciare un commento cattivo e velenoso;
  2. Scoprire di più sul programma chiamando lo 0883.885522 o cliccando qui.

Come è accaduto per le scuole superiori, per l’università…per tutto il resto: a te la scelta.

Ci vediamo qui!

Stefano – Area Progettazione

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