Se c’è una cosa che probabilmente ci porteremo dietro di questo periodo così delicato, legato all’emergenza Covid-19, è proprio la solidarietà. Dal carrello della spesa per i meno abbienti alle grandi manovre istituzionali, dai colossi multinazionali fino alle PMI, senza dimenticare il lavoro di migliaia di volontari. Tutta l’Italia si è praticamente mobilitata per dare una mano ai più vulnerabili. E non è difficile che questi eventi abbiano scosso l’animo a diverse persone. Perché no, la voglia di farne una missione di vita potrebbe aver preso il sopravvento su quella che fino a ieri sembrava una strada segnata. Ecco perché oggi  voglio spiegarti come fare se aspiri a lavorare nel no profit in Italia.

A dire il vero si tratta di un settore che probabilmente ha risentito poco della crisi, sia prima che durante l’emergenza.

Sempre più professionisti e aspiranti tali stanno orientando la loro carriera nel mondo del sociale.

Dalle cooperative alle associazioni, dalle RSA fino’anche alle aziende, il welfare sta dilagando in molti ambiti economici, oltre a quello delle più classiche fondazioni no profit.

Ma c’è una cosa che devi tener presente se aspiri a lavorare nel no profit in Italia: non è facile.

Non è facile perché più che altrove è richiesta una grande gavetta, una forte motivazione e senz’altro una preparazione non indifferente.

Le strade da seguire sono principalmente tre e variano parecchio a seconda che tu sia già un professionista affermato nel tuo campo o un neolaureato.

Ritengo giusto precisare, infatti, che le organizzazioni non assorbono chiunque, ma solo operatori realmente specializzati nel settore.

Servono davvero competenze specifiche e fortemente mirate.

Fondamentalmente, se aspiri a lavora nel no profit in Italia, le porte attraverso cui passare dal tuo settore al sociale o iniziare direttamente una carriera qui sono:

1. Auto-imprenditorialità. Puoi optare per questa scelta se hai già maturato notevoli competenze e conoscenze nel settore. Puoi partire da un bisogno sociale ben preciso, in autonomia o all’interno dell’organizzazione in cui hai praticato, e creare da zero un tuo progetto. Certo servono notevoli abilità organizzative e determinazione, oltre alle capacità tecniche richieste dal settore.

2. Collaborazione volontaria duratura. La famosa gavetta di cui ho scritto sopra. Avvicinarti a un’associazione o a un determinato filone del no profit partendo da volontario sicuramente avvantaggia.  Certo tutto dipende poi dalle occasioni che si creano, dalla vacancy che si rende disponibile, da quanto sai essere intraprendente e, soprattutto, sai renderti indispensabile per l’organizzazione. Essere già dentro il settore, comunque, ti aiuta a monitorare meglio eventuali offerte di lavoro.

3. Costruire il proprio CV personale con percorsi formativi specifici. Certamente la strada migliore per chi non ha praticato altre esperienze professionali, soprattutto dal punto di vista manageriale, o per chi desidera cambiare radicalmente la propria attività e la propria vita. In questo senso, chiaramente, è tutto da costruire e senz’altro bisogna farlo mantenendo un profilo alto e “lavorando” su più fronti. Senz’altro si rende necessaria un’ottima conoscenza della lingua inglese e altrettanto sicuramente sarebbe auspicabile che tu svolga qualche attività di volontariato. Poi, è fondamentale seguire un corso mirato presso un Ente di Formazione riconosciuto che ti qualifichi dal punto di vista professionale.

A quest’ultimo proposito ho da darti diverse buone notizie.

E dato che aspiri a lavorare nel no profit in Italia non intendo tirartela troppo per le lunghe.

Inizio subito con la prima.

Molto presto partiranno i corsi del Master Universitario di I livello in Management delle imprese sociali, del welfare e della previdenza sociale.

Il percorso, organizzato in partnership tra la CDQ Formazione e la School of Management della Libera Università del Mediterraneo (LUM) – Jean Monnet, ti permetterà di apprendere:

  • Come innovare e competere con l’impresa sociale e con l’ETS;
  • Il management delle imprese sociali e degli ETS, con un occhio di riguardo al valore aggiunto di risultato;
  • Come effettuare una raccolta di risorse e fundraising dell’impresa sociale e degli ETS, i nuovi strumenti sociali d’innovazione e il rapporto con la PA in logica sussidiaria;
  • La valutazione dei servizi socio-sanitari e delle attività sociali delle imprese sociali;
  • I modelli del ritorno atteso: CEA, CBA, BACO, REPORTING / RATING (IRIS e GIIRS, SROI, approccio controfattuale);
  • Le risorse umane, gli assetti organizzativi e l’innovazione sociale;
  • Il rapporto pubblico/privato: tendenze (outsourcing), attori (non profit e profit), regolazioni (appalti, PPP, ibridazioni ecc.), divisione e/o complementarietà delle funzioni);
  • L’integrazione socio sanitaria: le dinamiche evolutive della sanità, della assistenza cash & in kind, della long term care;
  • Il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione;
  • La Corporate Social Responsibility e responsabilità sociale d’impresa;
  • Il bilancio sociale: tecniche e aspetti fiscali;
  • Come è impostato il sistema previdenziale oggi, partendo dal mutualismo fino al welfare state;
  • Quali sono i soggetti del welfare integrativo (assicurativo, contrattuale, aziendale e mutualistico) e la presenza nel sociosanitario.

Insomma un piano didattico implementato attraverso i tre approcci principali dello sviluppo del pensiero e delle competenze manageriali, dell’action learning e dello sviluppo del posizionamento professionale e personale.

Una tabella di marcia che ti preparerà a ricoprire una delle seguenti figure del no profit in Italia:

  • Dirigente, manager, funzionario di imprese sociali, cooperative sociali, consorzi, fondazioni, ONLUS, associazioni di volontariato, RSA, associazioni nazionali di categoria, aziende no profit in generale;
  • Responsabile o coordinatore di progetti per servizi alla persona erogati da imprese sociali, organizzazioni non profit o in concessione dalla pubblica amministrazione;
  • Responsabile o funzionario di imprese private impegnate in attività di sostegno alla finanza etica, al commercio equo e solidale o all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate;
  • Consulente di organizzazioni private o pubbliche che operano per lo sviluppo delle imprese sociali e del settore non profit;
  • Funzionario, consulente o responsabile di politiche di sviluppo del welfare (piani sociali, convenzioni, esternalizzazione di servizi).

In un anno acquisirai le basi consolidate per poter fare carriera nel sociale.

Così organizzato il master avrà una durata di 1500 ore di formazione così strutturate:

  • 400 ore di lezioni frontali,
  • 750 ore di attività di approfondimento formativo
  • (studio individuale, seminari, workshop, ecc.),
  • 350 ore di stage o project work.

Un bel percorso che ti qualificherà professionalmente e ti aprirà le porte per il mestiere a cui aspiri, oltre a permetterti di raggiungere 60 crediti formativi utili, molto spesso, per conquistare punteggio in occasione di concorsi pubblici.

Ora che hai ben chiaro in mente come si articolerà il percorso formativo del Master Universitario di I Livello in Management delle imprese sociali, del welfare e della previdenza sociale,  mi preme darti le altre due grandi notizie che ti ho omesso fino ad ora.

Prima di tutto la sede dei corsi.

Da catalogo universitario il corso avrebbe dovuto svolgersi in modalità part-time (solo i week-end) nella sede LUM di Milano.

Grazie alla partnership stretta con noi, invece, i corsi si terranno nella sede della CDQ Formazione a Canosa di Puglia.

Il che vuol dire che non dovrai sorbirti il viaggio ogni settimana per un anno di tempo o investire soldi in un potenziale trasferimento di sede. Per giunta, in un momento storico in cui allontanarsi da casa, per troppo tempo, non è una scelta da compiere a cuor leggero.

Frequentando le lezioni direttamente nelle nostre aule, ti darà la possibilità di raggiungere molto facilmente la sede e risparmiare molti soldi, che potrai investire come meglio preferisci per consolidare la tua carriera al termine del  master.

Terza buona notizia: il finanziamento regionale che copre il 100% delle tue spese legate al master, qualora decidessi di partecipare al bando Pass Laureati.

Si tratta di una misura di finanziamento a sportello che la Regione Puglia sta attuando per coprire interamente i costi del Master Universitario scelto, fino a un massimo di 7.500 Euro, in Italia. Oltre alle spese di viaggio, vitto e alloggio che dovrai sostenere per raggiungere la sede dei corsi.

Una grande opportunità di cui approfittare se possiedi questi requisiti:

  • essere nato dopo il 31/12/1983;
  • presentare apposita domanda prima dell’inizio del master;
  • terminare il percorso entro dicembre 2022;
  • avere residenza in Puglia da 2 anni,
  • essere nato in Puglia anche se residente in altra regione da non più di 5 anni,
  • aver conseguito Laurea di I o II livello,
  • possedere un reddito Isee inferiore ai 30 mila euro.

Quest’ultima opportunità ti consentirà di guadagnare il titolo del Master, che sulla carta vale ben 6000 Euro, in maniera completamente GRATUITA.

Direi che se aspiri a lavorare nel no profit in Italia e accarezzi questo sogno da tempo, come da pochi mesi, ora non hai davvero più scuse per rimandare.

Visita la pagina dedicata e compila il form per essere ricontattato dal nostro staff e ricevere tutte le informazioni utili riguardo al Master.

Il tuo futuro è sempre più a portata di mano.

Ti aspetto.

Paola – Responsabile Comunicazione CDQ Formazione

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