In italia, oggi, l’85% delle aziende non trova personale qualificato sulle competenze digitali.

Lo riporta proprio oggi il portale key4biz.it di Flavio Fabbri.

Il progresso tecnologico, le nuove forme di comunicazione e le nuove procedure di lavoro in azienda, richiedeono prima di tutto competenze adeguate da parte del lavoratore, capacità e abilità all’altezza dei compiti da assegnare.

Mancano le competenze digitali

[I Commissari europei per il Lavoro, Nicolas Schmit, e per il Mercaot interno, Thierry Breton, hanno ospitato una tavola rotonda sul patto per le competenze con le parti interessate dell’industria ad alta intensità energetica, che si sono impegnate a trasformare i loro processi in modo da ridurre l’intensità di carbonio e preparare il terreno alla neutralità climatica.

Per realizzare le transizioni verde e digitale saranno necessari sviluppi tecnologici, investimenti e un ripensamento del modello di business, a cui si affianca il tema delle nuove competenze digitali e tecnologiche.

La transizione a un’economia climaticamente neutra determinerà nuovi tipi di posti di lavoro che non esistono ancora e già da oggi ne trasformerà molti altri; saranno necessarie nuove competenze che i lavoratori non hanno ancora. La riqualificazione e il miglioramento del livello delle competenze rivestiranno pertanto un’importanza fondamentale nella transizione”, si legge in una nota stampa relativa all’incontro.

Per mitigare questa mancanza di lavoratori che possano ricoprire i posti di lavoro vacanti creati dalla transizione digitale, la Commissione ha proposto come obiettivo principale che entro il 2030 almeno il 60% di tutti gli adulti dell’UE partecipi ogni anno a iniziative di formazione.]

Il “talent shortage” allontana i giovani dal lavoro

Il fenomeno viene chiamato talent shortage, cioè la difficoltà da parte dei datori di lavoro di trovare personale adatto alle esigenze dell’azienda.

In Italia il livello di talent shortage raggiunge l’85%, posizionandosi dopo la Francia (88%) e la Romania (86%). I tassi più bassi, invece, si registrano in Cina (28%), Stati Uniti (32%) e India (43%).

Le cause risiedono maggiormente nella scuola, nell’università e nel mondo dell’istruzione in genere, perchè non riescono a sopperire a una domanda di competenze sempre più dinamica e che cambia con velocità molto maggiore rispetto a quella con cui si stilano i programmi scolastici.

Le aziende corrono ai ripari in autonomia mettendo a punto programmi di inserimento in organico con tanta formazione.

Vien da sé che vengono privilegiati i candidati che già possono dimostrare di avere queste competenze.

In questo la formazione professionale sopperisce alle mancanze dell’istruzione.

Esistono programmi, come Garanzia Giovani, che offrono corsi gratuiti (persino con indennità di frequenza) finalizzati allo sviluppo di capacità e abilità che davvero servono per lavorare.

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